Taccuino di scrittura – Esercizio n.9

Questioni di genere

Cappuccetto Rosso

C’era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle

C’era una volta una bella ragazza, aveva dei lunghi capelli neri che splendevano di riflessi petrolio, gli occhi anche loro neri, erano profondi e vivaci,  formosa nei punti giusti, la sua andatura era magnetica per gli uomini, si muoveva sinuosa ed allusiva ma senza malizia.

Una volta la nonna le regalò una mantella rosso fuoco che le donava molto, lei la portava sempre quando usciva la sera e per questo la chiamavano Cappuccetto Rosso.

Un pomeriggio, stufa di stare in casa a non far nulla, decise di andare dalla nonna con la scusa di portarle le medicine di cui aveva bisogno. La mamma premurosa le raccomandò di non fermarsi lungo la strada a perder tempo con i suoi amici sfaccendati e di essere affettuosa con la nonna che cominciava ad essere fragile per la sua veneranda età.

Cappuccetto la rassicurò e promise che avrebbe fatto tutto per bene. Indossò la sua mantella rossa e si avviò.

La nonna abitava fuori dal suo quartiere, circa a mezz’ora di cammino.

Lungo la strada, attraversò un parco con alberi e aiuole; vicino ad una panchina stava un giovanotto prestante, tutto azzimato che la guardava insistentemente. Lei si sentiva lusingata da quegli sguardi e non trovava alcun motivo per aver paura . Iniziarono a parlare, lui si chiamava Wolf , faceva tante domande e lei rispondeva e compiaciuta del suo interesse. Gli raccontò della nonna, di dove abitava e della sua vita noiosa. Camminavano affiancati ed ogni tanto lei piroettava avanti , facendo la ruota con la sua mantella. La gonna si sollevava e faceva intravedere le cosce tornite; quando la mantella si apriva, dalla scollatura generosa si intravedevano i giovani seni sodi.  Ogni tanto la mano di lui le artigliava le spalle e gliele sfiorava, lei non si ritraeva come fossero amici da sempre. Un’aria elettrica li circondava.

Si fermarono ad osservare i fiori delle aiuole, ad ascoltare i sussurri del parco,  lui le consigliò di proseguire con calma per ammirare la bellezza di quel luogo, si sarebbero rivisti presto.

Cappuccetto Rosso continuò a camminare senza più badare al giovanotto, osservò intorno a sé i frequentatori del parco, vicino alle panchine c’erano le mamme con i figlioletti, nello spiazzo con la fontana si incontravano tutti i ragazzetti con biciclette e motorini, i pensionati erano un po’ più in là , vicino alla casetta che ospitava un minuscolo bar. Nessuno mancò di guardarla, i loro sguardi anche qui la circondavano e lei ne era pienamente consapevole, anche se forse era la prima volta che erano così tanti. Si sentiva allegra e soddisfatta, stava veramente bene.

Il giovane Wolf , nel frattempo , inforcò la sua motocicletta e andò di corsa a casa della nonna. Si fece aprire dicendo che lo mandava la sua nipotina,  entrato la aggredì poi la legò e la chiuse imbavagliata in uno sgabuzzino. Restò allora in attesa dell’arrivo della ragazza.

Cappuccetto Rosso aveva intanto fatto il giro più lungo e si era fermata a chiacchierare qui e là perdendo la cognizione del tempo.  Quando si ricordò della nonna era trascorso quasi tutto il pomeriggio. Arrivò alla sua porta  che era  buio,  bussò .

La porta si aprì senza un rumore, lei rimase interdetta ma pur con qualche perplessità entrò. Dal nulla comparve un braccio che la avvinghiò e lei riconobbe il suo aggressore e si lasciò prendere in quell’abbraccio ferale. Poi furono sospiri e carezze. Il piacere di quell’incontro la sopraffece e non oppose alcuna resistenza. Mai come allora si era sentita appagata e gratificata, non c’erano sentimenti solo sesso. Al culmine del piacere un gemito lungo e liberatorio le uscì dalle labbra socchiuse .

Wolf dopo  si ricompose e fece per andarsene. Ma la porta di casa di aprì all’improvviso e sulla soglia comparve un uomo grande e grosso che aveva visto l’uscio socchiuso e sentito dei gemiti provenire dall’interno della casa. Credendo che la situazione fosse di pericolo prese il ragazzotto per la collottola e lo buttò fuori senza troppi complimenti . Aiutò la nonna ad uscire dallo sgabuzzino e poi si rivolse alla ragazza che incomprensibilmente per lui, sorrideva .

Erano contenti tutti e tre: il cacciatore prese la pelle del lupo, la nonna mangiò la focaccia e bevve il vino che le aveva portato Cappuccetto Rosso; e Cappuccetto Rosso pensava fra sé “Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te lo ha proibito.”

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