Taccuino di scrittura – esercizio n. 17

QUESTIONI DI FORMA

Prendi un racconto e riscrivilo come se fosse un verbale di polizia.

Verbale di ricezione di denuncia  proposta in forma scritta art. 337 cod. proc. pen.

L’anno 2019  addì 04 del mese gennaio  alle ore 09  negli uffici del reparto in intestazione. Il sottoscritto ufficiale di P.G, Basettoni Giovanni appartenente al reparto in intestazione, dà atto che è presente il sig.Enrico Bignami  c.s. generalizzato il quale personalmente, quale privato cittadino ai sensi dell’art. 333, comma 2 , c.p.p · consegna e conferma la denuncia allegata proposta nei confronti di ignoti per il reato di cui all’art582 c.p. L’atto di querela consta di n° .1 pagine dattiloscritte.

Vengono, a questo punto, rivolte al denunciante le seguenti domande:

Dove è avvenuto il reato ? Quando? Come è successo? Quali conseguenze ha riportato? Nel caso quale è la prognosi del Pronto soccorso ?  Il nominato in oggetto indica quale testimoni: Sig. Franco Pitagorico.

Il querelante riferisce che verso le 18 stava uscendo da una casa che ha visitato perchè interessato all’acquisto in via dei Cappuccini 12 in città , è stato avvicinato da uno sconosciuto che lo ha infastidito, lo ha offeso gridando frasi omofobe ed alla sua reazione è diventato violento ha iniziato ad inveire e a tempestarlo di pugni; ha perso l’equilibrio ed è caduto a terra , lo sconosciuto allora ha cominciato a tirare calci. Dopo poco è arrivato il sig. Franco Pitagorico che ha intimato al picchiatore di smetterla e ad andarsene. Successivamente sempre il sig.Franco ha chiamato un’ambulanza e il 112 per il soccorso e i rilievi del caso . Purtroppo nel frattempo l’energumeno è riuscito a fuggire.Dopo essere stato soccorso, visitato e curato il pronto soccorso lo ha dimesso con una prognosi di 7 giorni .

Si dà atto che il querelante consegna le seguenti cose pertinenti al reato: Fotografie effettuate al Pronto Soccorso , che vengono acquisite agli atti . Tanto premesso il nominato in oggetto, denuncia i sopra esposti fatti e propone denuncia/querela nei confronti di ignoti e di ogni altra persona dovesse essere ritenuta responsabile dei reati di cui all’articolo 337 del c.p. .ed ogni altro reato ravvisato dall’Autorità Giudiziaria. Chiede la condanna del colpevole e si riserva di costituirsi parte civile per il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non. Si oppone fin d’ora alla emissione di decreto penale di condanna a carico delle persone ritenute responsabili ai sensi dell’art. 459 del c.p.p.. Chiede inoltre di essere avvertita in caso di richiesta di archiviazione ex art 408 c.p.p. e/o proroga delle indagini preliminari ex art. 406 c.p.p. Di quanto sopra è stato redatto il presente verbale in triplice copia di cui una, a richiesta, viene consegnata all’interessato/a con l’attestazione di ricezione. Letto, confermato e sottoscritto.

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Taccuino di scrittura – esercizio n.16

Un paragrafo senza una vocale (U)

Bollea Giovanni, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, 2007
Saggistica – Adulti
Educare, pur in tutta la sua complessità, è, in fondo, più semplice di quanto non si pensi: basta saper dare sempre al figlio la parte che desidera di noi stessi, tenendo conto che l’aspetto materiale, pur importante, è secondario all’affetto, alla complicità, allo stare insieme, allo scambio di idee.

Formare, anche nella propria complessità, è, in fondo, maggiormente semplice di come si pensi: basta saper dare al figlio la parte che desidera di noi stessi, tenendo conto che l’aspetto materiale, sebbene importante è secondario all’affetto, alla complicità allo stare insieme, allo scambio di idee.

Taccuino di scrittura – Esercizio n. 15

Cambia il nome

Se cambio il nome di un personaggio da Matteo a Ettore cambia qualcosa? O da Matteo a Mirko (con la k)? A volte sì e a volte no, ma vale la pena provare.

Esercizio originale n. 13 

Chat WhatsApp

Enrico : Te ne sei andato di corsa , uffa

Marco: Lo sapevi che avevo da fare, com’è finita?

Enrico : E’ finita

Marco:  Non fare il sostenuto, racconta

Enrico: L’agente c’è rimasto male anche lui

Marco : Smettila, non potevo restare di più, dimmi

Enrico: Siamo rimasti che nei prossimi giorni gli faremo sapere qualcosa.

Marco : E tu cosa hai pensato?

Enrico : Ho fatto un altro giro della casa, il tramonto ha colorato di rosso ogni cosa

Marco: Mi sa che ti piace proprio, si vedeva molto sai

Enrico: Ho cercato di darlo a vere il meno possibile

Marco : 🙂

Enrico: Ci sono tantissimi lavori da fare mi sa che è un’impresa titanica

Marco: Appena ci vediamo faremo due conti

Enrico: Siamo fuori budget già ora solo per comprarla

Marco: Ci ragioniamo dopo ora ho gente, ciao ti amo

Enrico: Ciao, ti amerei di più se fossi più presente…..

=============

Marco : Finito di lavorare

Marco: Non ci sei?

Marco : Quando vedi i miei messaggi chiama

=============

Marco : Ho provato a chiamarti ma non rispondi, dove sei?

Enrico: Ti chiamo dopo tutto ok

Marco : Dopo quando mi preoccupo

Enrico: Dopo

=============

Enrico : Eccomi

Marco : Allora?????

Enrico : Sto bene, stavo uscendo dalla casa e ho avuto un piccolo incidente

Marco : Ti chiamo

Enrico : No, sono ancora in pronto soccorso, ma sto bene

Marco: Vengo

Enrico : No non è necessario, c’è Franco che mi porta a casa

Marco : Franco?

Enrico : Un passante che si è fermato ad aiutarmi

Marco : Che ci fa lì?

Enrico : Mi ha aiutato e si è fermato

Marco : mah

Enrico : Che fai il geloso?

Marco : Un po’

Enrico: A dopo

Marco : a dopo

========

Marco : Buongiorno, amore, come stai?

Enrico : Buongiorno sto meglio grazie. I lividi mi fanno meno male, ho dormito e ora mi alzo

Marco : Riguardati

Enrico : Ho mille cose da fare, mi devo rimettere in moto, ho bisogno di non pensare a quel deficiente  di agente che ci ha provato ed è pure diventato violento quando gli ho detto di no!

Marco : Gli omosessuali sono un bersaglio facile, lo sai

Enrico : Assolutamente ma non per questo dobbiamo rinunciare a vivere la nostra vita. Per fortuna ho incontrato una persona per bene

Marco : Speriamo

Enrico : Non fare il negativo

Marco : Sono realista

Enrico : Senti  la casa ha tutto quello che vogliamo, lo abbiamo detto ieri . I soldi li troveremo e faremo i lavori poco alla volta ed il resto del mondo si adeguerà e ci accetterà , prima o poi

Marco : Stanotte ho pensato tanto

Enrico : E ……

Marco :  Voglio stare con te, sempre, quella casa ci completa e ci soddisfa, diventerà parte di noi

Enrico :  La compriamo e ci andremo a vivere insieme

Enrico : SONO FELICE

Marco : Cerchiamo di giocare al superenalotto 😉 sai mai che riusciamo vincere

Enrico : Abbiamo già vinto

Marco : Cosa?

Enrico : Uomo sei….. il nostro amore è la vittoria più bella.

Marco : Vado a lavorare, ti bacio e aspettami che stasera arrivo

Enrico : Mi troverai sempre nonostante tutto e tutti , buona giornata

Taccuino di scrittura – Esercizio n. 14

Parti da una parola

Prendi il dizionario, aprilo a caso e punta il dito. Scrivi un breve racconto intorno a quella parola (non che contenga la parola stessa).

La parola trovata è bombardare

E’ arrivato anche il mese di dicembre, l’anno è agli sgoccioli e come sempre il direttore gli  ha detto di preparare il servizio sugli avvenimenti più significativi di questi ultimi 365 giorni e trovare articoli e soprattutto immagini.

E’ un lavoro noioso, stasera non ha nessuna voglia di farlo ma la scadenza si avvicina e bisogna darsi una mossa. Chiude le finestre della stanza dove trascorre la sua giornata ciondolando tra il piccolo angolo cottura e quello che lui definisce soggiorno, tra fornelli  e divano praticamente. Sempre solo. Si infila la tuta ormai decisamente datata, con gli elastici un po’ molli e i gomiti sformati. E’ però comoda e calda.

Sa bene che il web è una grande risorsa, basta selezionare la chiave di ricerca giusta e il mondo ti entra in casa. Si prepara una tisana e con un lungo sospiro inizia a scandagliare l’immenso mare di internet.

Salva qualche pagina, mette in ordine le date, apre word ed inizia a scrivere, veramente ci prova ma si accorge che le notizie e gli avvenimenti di quest’ultimo anno sono tantissime ed i mass media hanno passato il tempo a bombardare i lettori di immagini e storie. Lui per primo non ha memoria di quanto è avvenuto, è come se una penna giorno dopo giorno avesse riscritto un evento sopra quello del giorno precedente, così da dimenticare rapidamente tutto e farsi scivolare addosso emozioni, sentimenti, riflessioni, volti, luoghi, lacrime e sorrisi.

Non si ricorda certo della bimba che è morta i primi di gennaio schiantandosi con lo slittino per aver imboccato con la sua mamma la pista sbagliata, una distrazione che ha distrutto una famiglia. Come fare a tener memoria di tutti gli incidenti automobilistici che sono stati oggetto di articoli e servizi giornalistici, come quello  dei due ragazzi che si sono filmati a 220 all’ora, si sono schiantati sul guard rail e sono stati falciati da un’auto che sopraggiungeva.

E molti altri, tanti da farti venire un gran magone.

Cerca un po’ di cioccolata per tirarsi su. Una piccola pausa ora ci sta proprio, anche se siamo solo a gennaio.

A carnevale un bimbo è rimasto schiacciato sotto un carro mascherato, il Papa in marzo è andato a visitare le Marche straziate dal terremoto, il problema del lavoro che manca o sparisce è una costante, la chiusura del Mercatone ad esempio, in giugno scoppia la storia di Bibbiano che tanto ancora fa discutere e inasprisce gli animi.

Le immagini di coloro che ci hanno lasciato quest’anno scorrono sorridenti come se il tempo si fosse fermato, Nadia Toffa, Giorgio Squinzi, Pino Caruso, Doris Day, Niki Lauda e moltissimi altri.

La politica che quest’anno ci ha fatto andare sulle montagne russe, fino alle Sardine dei nostri giorni, che riempiendo le piazze cercano di ridare dignità ad una politica che l’ha persa tra proclami ed insulti.

Tutto un esagerare di nomi, eventi, situazioni tristi e complicate.

E allora lui riflette. Dove si trovano le buone notizie? Ha ora un macigno sul suo petto e tanta tristezza nel cuore. Forse è meglio cercare di trovare i piccoli gesti che non fanno rumore, che però aiutano ad andare avanti e ad aver fiducia nel presente e perchè no anche nel futuro. Basta bombardamenti di foto sanguinolente, di auto accartocciate, di disastri ed alluvioni. Ne vediamo talmente tante che non ci accorgiamo nemmeno più che non sono foto ma sono eventi che coinvolgono persone, uomini e donne che soffrono e piangono .

Come dare una svolta alla sua serata solitaria e grigia? Comincia a cercare negli archivi dei giornali le buone notizie. E’ un’impresa titanica ma poco alla volta riesce a trovare qualcosa, un infermiere che canta per gli anziani della casa di riposo, una signora che fa le coperte per i cani del canile, piccole cose, cose che possono fare tutti, e le fanno. Per finire il suo articolo un po’ strampalato si ricorda di Greta Tumberg, del suo impegno per il futuro del pianeta e di tutto quello che è riuscita a smuovere per la salvaguardia della terra.

E’ notte fonda , ha finito il suo lavoro. E’ stanco e soddisfatto, si sente anche un po’ meno solo, circondato da quelle persone che hanno lasciato da parte per un po’ il loro tornaconto personale ed hanno dedicato qualche ora del loro tempo agli altri, a quelli più fragili.  Decide così di dare anche lui il buon esempio e si ripromette l’indomani di andare alla casa di riposo che è pochi isolati da casa sua per offrire la sua compagnia a qualche anziano solo.

 

Taccuino di scrittura – Esercizio n.13

Scrivi una storia in forma epistolare. Puoi scrivere (o riscrivere), per esempio, una storia attraverso uno scambio di lettere, di sms, di mail, di messaggi vocali su WhatsApp.

Chat WhatsApp

Lei: Te ne sei andato di corsa , uffa

Lui: Lo sapevi che avevo da fare, com’è finita?

Lei : E’ finita

Lui: Non fare la sostenuta, racconta

Lei: L’agente c’è rimasto male anche lui

Lui: Smettila, non potevo restare di più, dimmi

Lei : Siamo rimasti che nei prossimi giorni gli faremo sapere qualcosa.

Lui: E tu cosa hai pensato?

Lei: Ho fatto un altro giro della casa, il tramonto ha colorato di rosso ogni cosa

Lui: Mi sa che ti piace proprio, si vedeva molto sai

Lei: Ho cercato di darlo a vere il meno possibile

Lui : 🙂

Lei: Ci sono tantissimi lavori da fare mi sa che è un’impresa titanica

Lui: Appena ci vediamo faremo due conti

Lei : Siamo fuori budget già ora solo per comprarla 😦

Lui : Ci ragioniamo dopo ora ho gente, ciao ti amo

Lei : Ciao, ti amerei di più se fossi più presente…..

=============

Lui: Finito di lavorare

Lui: Non ci sei?

Lui: Quando vedi i miei messaggi chiama

=============

Lui : Ho provato a chiamarti ma non rispondi, dove sei?

Lei : Ti chiamo dopo tutto ok

Lui : Dopo quando mi preoccupo

Lei : Dopo

=============

Lei : Eccomi

Lui : Allora?????

Lei : Sto bene, stavo uscendo dalla casa e ho avuto un piccolo incidente

Lui: Ti chiamo

Lei: No, sono ancora in pronto soccorso, ma sto bene

Lui: Vengo

Lei(voce) : MI senti, sto bene, sono caduta, sono inciampata negli scalini del giardino della casa, guardavo il tramonto e non mi sono accorta che mancava un pezzo di cemento. Adesso che hai sentito la mia voce sei più tranquillo?

Lei: Non è necessario, c’è Franco che mi porta a casa

Lui: Franco?

Lei : L’agente

Lui: Che ci fa lì?

Lei: Mi ha aiutato , mi ha portato in p s e si è fermato

Lui : mah

Lei : Che fai il geloso?

Lui: Un po’

Lei : A dopo

Lui: a dopo

========

Lui: Buongiorno, amore, come stai?

Lei: Buongiorno sto meglio grazie. La ferita mi fa meno male, ho dormito e ora mi alzo

Lui: Riguardati

Lei: Ho mille cose da fare, mi devo rimettere in moto, sono solo inciampata negli scalini del giardino

Lui: Che sia il segno che quella casa è un pericolo?

Lei: Assolutamente NO

Lui: Speriamo

Lei: Non fare il disfattista

Lui : Sono realista

Lei: Senti ha tutto quello che vogliamo, lo abbiamo detto ieri . I soldi li troveremo e faremo i lavori poco alla volta

Lui: Stanotte ho pensato tanto

Lei : E ……

Lui: Voglio stare con te, sempre, quella casa ci completa e ci soddisfa, diventerà parte di noi

Lui: La compriamo e ci andremo a vivere insieme

Lei : SONO FELICE

Lui: Cerchiamo di giocare al superenalotto 😉 sai mai che riusciamo vincere

Lei: Abbiamo già vinto

Lui: Cosa?

Lei: Un uomo sei….. il nostro amore è la vittoria più bella.

Lui: Vado a lavorare, ti bacio e aspettami che stasera arrivo

Lei: Mi troverai sempre , buona giornata

Taccuino di scrittura – Esercizio n.12

 

Scrivi in un tempo definito di 45 minuti

 

La scuola era terminata e tutti in fila ci apprestavamo a uscire per rientrare a casa. Antonio mi fermò e mi chiese se volevo andare a giocare a casa sua. Ovviamente gli dissi che dovevamo chiederlo alla mamma. Saltellante per l’emozione mi diressi verso la classe dove la mamma insegnava per chiederle il permesso.

Antonio era il nipote più grande della maestra della 4° e viveva in un mulino, era una corte molto grande che radunava più famiglie e perciò c’erano anche tanti bambini di tutte le età. L’invito era per questo molto allettante.

Le due maestre si parlarono e il permesso fu accordato. Avrei trascorso un pomeriggio di giochi ed esplorazioni con tanti amici e soprattutto in un luogo pieno di prospettive avventurose.

Si entrava da un ponticello che superava il piccolo torrente che alimentava le pale della ruota del mulino. All’interno, dopo l’alto portone d’ingresso, si apriva una corte su cui si affacciavano le case e le stalle. Di lato sulla destra c’era la porta del mulino vero e proprio e la prima cosa che mi venne incontro fu il profumo del grano e della farina. Era penetrante e dolce. Uno dei profumi che ancor oggi associo alla mia infanzia.

Mi accolsero con allegria tutti, grandi e piccoli, dopo un pranzo tanto frugale quanto appetitoso noi ragazzini ci mettemmo subito a giocare. Erano i giochi classici, a palla, ai quattro cantoni, a strega, a palla avvelenata… il tempo non sembrava esistere, eravamo talmente presi dalle nostre avventure che non ci rendevamo nemmeno conto che trascorrevano le ore. Mi portarono anche a visitare il mulino, saltammo sui sacchi di grano e rimasi stupefatta dalle grandi ruote e macine di legno che giravano indefessamente.

Arrivò l’ora della merenda ed a tutti furono date due fette di pane, una con burro e marmellata e l’altra burro e zucchero, sapori anche questi che mi sono rimasti nel cuore come emblema della semplice felicità della fanciullezza.

In ultima si decise di giocare a nascondino, io ero una delle più piccole e soprattutto non conoscevo bene i posti dove potermi nascondere. Antonio allora mi prese in braccio e mi mise sul davanzale di una finestra.

Chiuse le imposte di legno e mi lasciò per andare a nascondersi anche lui. Lo spazio era poco e cercai una posizione comoda pur rimanendo nascosta ma … la finestra alle mie spalle non era chiusa ed io caddi all’indietro sul pavimento della stanza sbattendo forte la testa.

Svenni.

Ormai era l’imbrunire e uno per volta i bambini uscirono dai loro nascondigli meno che la sottoscritta, rimasi distesa a terra, il mio respiro era sottile e il mio corpo immobile.

Mi cercarono con ansia e dopo mi portarono su di una vecchia poltrona avvolta in una coperta che pizzicava un po’.

Ero stordita e confusa, mi diedero qualcosa da mangiare ma mi assalì una nausea devastante.

La zia di Antonio mi portò a casa e il mio papà, medico del paese, di corsa mi fece ricoverare in ospedale, dove scoprirono che mi ero proprio rotta la testa.

Ne seguirono giorni di preoccupazione e ansia per i miei genitori, di noia mortale per me. Non potevo leggere, scrivere, parlare, nemmeno guardare la televisione. Rimasi venti giorni in ospedale, a letto con la testa ferma. Un incubo per una bambina di sette anni! Ed anche per la sua mamma che non sapeva come intrattenermi.

Il povero Antonio fu rimproverato a dovere ed è rimasto un mio buon amico per tutte le elementari .

Non sono tornata subito al mulino ma quando ci sono andata ho vissuto altre avventure veramente grandiose ed indimenticabili, come questa . Per fortuna senza farmi più male.

 

 

Taccuino di scrittura – Esercizio n. 11

Idee – Biblioteca

Quali libri ci sono nella tua biblioteca di scrittore? Non devi indicare quelli che pensi debbano essere i titoli di una biblioteca “ideale”, ma quelli che sono stati davvero – finora – i libri fondamentali nella tua formazione di scrittore. Può esserci l’antologia delle scuole medie, Dostoevskij, la collezione di Urania o degli Harmony… non ha importanza.

Non ho una libreria particolarmente “nobile” pochi classici e molta narrativa. Il mio papà leggeva molto, soprattutto libri di storia ed io ho iniziato a leggere per imitazione.

Come lettrice ero onnivora, finchè non ho capito qual era ciò che amavo veramente, ho spaziato variamente tra i saggi (pochi) e i romanzi di Woodhouse, dal Candido ai romanzi di Brunella Gasperini .

Di pochi libri ho memoria. Ricordo le mie letture da ragazzina , “America in fiamme”  è stato il mio primo volume da grande,  tutta la serie della Delly letta nel corso della prima adolescenza, il top è stato Caro Nemico della Wester. Le  letture un po’ più impegnate degli anni successivi sono state La Saga dei Forsyte che ho letto due volte, la storia di questa famiglia inglese, il nobile Soames e la sua amatissima Fleur, mi ha ammaliato. Ho letto con piacere anche i Buddenbrook ,in effetti le  saghe familiari mi hanno sempre molto appassionato. Ultimamente L’amica geniale della Ferrante mi ha tenuto compagnia per tutta un’estate.

Un libro che mi ha appassionato molto da giovane  é stato Civilità sepolte di Ceram. La Storia di Elsa Morante credo sia quello più importante dal punto di vista emotivo, anche questo l’ho letto due volte e per due volte mi sono commossa per Useppe, per Ida e per Ninuzzo.

I due libri della mia consapevolezza sono stati “Le Parole per Dirlo” di Marie Cardinal e “Per Lettera “ di Iselin C.Hermann , mi hanno fatto guardare dentro con forza, a volte brutalmente, ma con estrema sincerità.

Potrei continuare a lungo ma o non mi ricordo il titolo o non mi ricordo l’autore  e la ricerca nella mia polverosa biblioteca non è agevole in questo momento.

Adesso complice l’artrosi alle mani , leggo con l’ebook , è una lettura un po’ diversa, tecnologica ma per me  una grande opportunità che altrimenti non avrei più potuto tenere in mano volumi con copertina rigida e con uno spessore relativamente alto, ad esempio non avrei mai potuto leggere Shantaram !

Taccuino di scrittura – Esercizio n. 10

Immagina il futuro

Immagina il futuro e scrivi un racconto ambientato tra 500 anni. Come sarà il mondo? Migliore, peggiore?… Ci sarà ancora un mondo?… Sarà abitato dagli umani?! 

Un ronzio costante, il ticchettio di un orologio lontano , non sento nessun altro rumore. Fatico ad aprire gli occhi, mi sembra di vedere tanta luce, troppa. So che sto lentamente riprendendo coscienza e che il lungo sonno sta per terminare. I sogni che mi hanno fatto compagnia in tutti questi lunghissimi anni, o forse solo nelle ultime ore, si stanno dissolvendo come la nebbia al mattino. Ci saranno ancora il mattino? La nebbia, il sole, la luna? La capsula era programmata per tenermi in sospensione vitale per 500 anni, chissà cosa troverò quando finalmente la aprirò. Non so nemmeno se riuscirò ad alzarmi in piedi o quanto meno seduta. Potrò farlo solo se ci sarà stato sempre qualcuno che si sarà preso cura della mia muscolatura e avrà azionato gli attrezzi della ginnastica passiva. Chissà.

Incredibilmente è andato tutto come speravo, anzi come speravamo, se non sbaglio quando mi hanno ibernato non ero sola, c’era anche il mio compagno, dovrebbe essere qui vicino a me.

Ora comincio ad avere fretta, sono curiosa e mi sento la vita scorrere nelle vene. Posso muovere la testa, le dita delle mani e dei piedi, anche il bacino. Forse ho pure sete.

Una violenta luce mi abbaglia e fatico a tenere gli occhi aperti. Sono consapevole che li sto aprendo in un mondo che non è quello che ricordo, quello che mi era familiare. Non ci saranno gli affetti più cari e nemmeno quelli che meno amavo. Devo trovare il coraggio di guardare.  Ecco li apro e vedo il mio sguardo riflesso nei suoi occhi chiari. Non è cambiato molto, è smagrito, magari lo sono anche io. Restiamo muti, in attesa.

Le ore passano,  siamo di nuovo insieme. Tony e Marghe , di nuovo uniti e ci teniamo le mani strette strette. In questa stanza asettica, bianco-grigia, il nostro ritorno alla vita è ritmato da procedure sanitarie, dei piccoli esseri ci girano intorno silenziosi e amichevoli ma sono dei robot e non comunicano. Aspettiamo l’arrivo di qualche umano che ci conduca nel mondo reale, abbiamo voglia di vedere com’é diventato.

Finalmente un alto signore in camice bianco apre con decisione la porta e sorridendo ci porge la mano. Non parla, non ne ha bisogno il suo pensiero lo sentiamo nelle nostre menti, chiaramente. Ci conferma che il nostro stato di salute è abbastanza buono e che entro poco tempo potremo uscire da questa cabina sanitaria.

Abbiamo capito una cosa importante, la voce in questo nuovo secolo  non esiste più. La comunicazione  sta nelle menti e nessuno ha più bisogno di parlare. Proprio come i robot.

Nelle lunghe ore di attesa, noiose e silenziose, mi chiedo che fine avranno fatto la musica ed il canto? In verità cerco di non pensare alla risposta, è tutto troppo inquietante.

Trascorrono alcuni giorni e poi ci portano altrove, non sappiamo dove;  attraversiamo dei  corridoi vuoti, lungo le pareti ogni tanto irregolarmente si aprono delle porte, si salgono delle scale,e si percorrono piccoli tunnel . Arriviamo in un grande garage e ci fanno salire su uno strano veicolo, a me viene in mente l’hovercraft, ci accomodiamo su comode poltrone e ci leghiamo con delle cinture di sicurezza. Il mezzo parte e la propulsione di spinta ci schiaccia sui sedili. Vediamo finalmente la luce naturale e ci rendiamo conto di essere sull’acqua, circondati da acqua e pure acqua fino all’orizzonte.

Anche qui nessun rumore, tutto è silenzio. Dai piccoli finestrini si vedono sfrecciare altri veicoli, l’acqua è ferma o quasi solo qualche piccola increspatura dovuta al passaggio delle macchine.

Ci portano in un grande edificio che presumo sia la base organizzativa di questa società . Ci troviamo in breve in una sala circondati da tante persone alte e longilinee, direi che l’umanità è rimasta la stessa o quasi ed in questi 500 anni non è cambiata molto. Solo il silenzio è veramente inquietante. I loro pensieri ci arrivano confusamente, forse siamo troppo spaventati.

Nelle nostre caspule dell’ibernazione avevamo potuto portare poco del nostro passato, io ho portato qualche foto della mia famiglia, la lettera/testamento della mia nonna materna, un piccolo quaderno dove avevo annotato i miei ricordi più importanti, belli e brutti , quelli che avevano segnato la mia vita di allora e l’avevano fatta svoltare.

Ora tengo questi miei modesti ricordi tra le mani e mi chiedo come potrò condividere il mio passato con qualcuno di questi estranei, così perfetti, così simili l’uno all’altro, probabilmente frutto di una attenta selezione genetica, mentre Tony ed io siamo l’imperfezione perfetta del ventunesimo secolo.

Qui non si mangia a tavola, il pasto è un momento rubato alla giornata lavorativa, seduti dove capita con il capo chino su di una scatola di plastica rigorosamente biodegradabile, a scegliere la giusta sequenza di pastiglie colorate da ingollare con più bicchieri d’acqua demineralizzata. Ovviamente nessun momento di convivialità.

E’ tutto in ordine, pulito, anzi sembra sterilizzato.

Mi sto chiedendo perchè mai ho acconsentito a tutto ciò.  Stringo forte le mie mani a quelle di Tony che mi guarda incerto e un po’ perso. Ci sentiamo disperatamente soli, ogni momento di più. Questo futuro non è per noi, questo silenzio non è per noi, è tutto troppo perfetto e là fuori oltre all’acqua non c’è nulla, non ci sono alberi nè uccelli, non ci sono montagne nè cerbiatti, non c’è il lupo nè l’orso. Tutto viene coltivato dentro a delle enormi bolle, gli animali non esistono quasi più, la dieta alimentare è vegetariana .

……

Il profumo del caffè arriva alle mie narici, mi sento sudatissima e angosciata, ma era tutto un sogno. Tony arriva con una tazzina fumante, gli sorrido, mi dice Buongiorno dormigliona. Mi sorride e la mia vita imperfetta riprende come sempre, per fortuna.

Taccuino di scrittura – Esercizio n.9

Questioni di genere

Cappuccetto Rosso

C’era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle

C’era una volta una bella ragazza, aveva dei lunghi capelli neri che splendevano di riflessi petrolio, gli occhi anche loro neri, erano profondi e vivaci,  formosa nei punti giusti, la sua andatura era magnetica per gli uomini, si muoveva sinuosa ed allusiva ma senza malizia.

Una volta la nonna le regalò una mantella rosso fuoco che le donava molto, lei la portava sempre quando usciva la sera e per questo la chiamavano Cappuccetto Rosso.

Un pomeriggio, stufa di stare in casa a non far nulla, decise di andare dalla nonna con la scusa di portarle le medicine di cui aveva bisogno. La mamma premurosa le raccomandò di non fermarsi lungo la strada a perder tempo con i suoi amici sfaccendati e di essere affettuosa con la nonna che cominciava ad essere fragile per la sua veneranda età.

Cappuccetto la rassicurò e promise che avrebbe fatto tutto per bene. Indossò la sua mantella rossa e si avviò.

La nonna abitava fuori dal suo quartiere, circa a mezz’ora di cammino.

Lungo la strada, attraversò un parco con alberi e aiuole; vicino ad una panchina stava un giovanotto prestante, tutto azzimato che la guardava insistentemente. Lei si sentiva lusingata da quegli sguardi e non trovava alcun motivo per aver paura . Iniziarono a parlare, lui si chiamava Wolf , faceva tante domande e lei rispondeva e compiaciuta del suo interesse. Gli raccontò della nonna, di dove abitava e della sua vita noiosa. Camminavano affiancati ed ogni tanto lei piroettava avanti , facendo la ruota con la sua mantella. La gonna si sollevava e faceva intravedere le cosce tornite; quando la mantella si apriva, dalla scollatura generosa si intravedevano i giovani seni sodi.  Ogni tanto la mano di lui le artigliava le spalle e gliele sfiorava, lei non si ritraeva come fossero amici da sempre. Un’aria elettrica li circondava.

Si fermarono ad osservare i fiori delle aiuole, ad ascoltare i sussurri del parco,  lui le consigliò di proseguire con calma per ammirare la bellezza di quel luogo, si sarebbero rivisti presto.

Cappuccetto Rosso continuò a camminare senza più badare al giovanotto, osservò intorno a sé i frequentatori del parco, vicino alle panchine c’erano le mamme con i figlioletti, nello spiazzo con la fontana si incontravano tutti i ragazzetti con biciclette e motorini, i pensionati erano un po’ più in là , vicino alla casetta che ospitava un minuscolo bar. Nessuno mancò di guardarla, i loro sguardi anche qui la circondavano e lei ne era pienamente consapevole, anche se forse era la prima volta che erano così tanti. Si sentiva allegra e soddisfatta, stava veramente bene.

Il giovane Wolf , nel frattempo , inforcò la sua motocicletta e andò di corsa a casa della nonna. Si fece aprire dicendo che lo mandava la sua nipotina,  entrato la aggredì poi la legò e la chiuse imbavagliata in uno sgabuzzino. Restò allora in attesa dell’arrivo della ragazza.

Cappuccetto Rosso aveva intanto fatto il giro più lungo e si era fermata a chiacchierare qui e là perdendo la cognizione del tempo.  Quando si ricordò della nonna era trascorso quasi tutto il pomeriggio. Arrivò alla sua porta  che era  buio,  bussò .

La porta si aprì senza un rumore, lei rimase interdetta ma pur con qualche perplessità entrò. Dal nulla comparve un braccio che la avvinghiò e lei riconobbe il suo aggressore e si lasciò prendere in quell’abbraccio ferale. Poi furono sospiri e carezze. Il piacere di quell’incontro la sopraffece e non oppose alcuna resistenza. Mai come allora si era sentita appagata e gratificata, non c’erano sentimenti solo sesso. Al culmine del piacere un gemito lungo e liberatorio le uscì dalle labbra socchiuse .

Wolf dopo  si ricompose e fece per andarsene. Ma la porta di casa di aprì all’improvviso e sulla soglia comparve un uomo grande e grosso che aveva visto l’uscio socchiuso e sentito dei gemiti provenire dall’interno della casa. Credendo che la situazione fosse di pericolo prese il ragazzotto per la collottola e lo buttò fuori senza troppi complimenti . Aiutò la nonna ad uscire dallo sgabuzzino e poi si rivolse alla ragazza che incomprensibilmente per lui, sorrideva .

Erano contenti tutti e tre: il cacciatore prese la pelle del lupo, la nonna mangiò la focaccia e bevve il vino che le aveva portato Cappuccetto Rosso; e Cappuccetto Rosso pensava fra sé “Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te lo ha proibito.”

Taccuino di scrittura – esercizio n.8

Una stanza tutta per sé- Pagina Bianca

Ad ondate i ricordi mi avvolgono ed anche se cerco di evitarla,  la malinconia mi assale.
La scuola è finita suona l’ultima campanella e l’eccitazione giunge all’apice. Ci mettiamo  tutte in fila per due i grembiuli stropicciati, i colletti bianchi di sghembo, il fiocco rosso disfatto, fa caldo ma saltellate incuranti del sudore e del disordine.
Finalmente si apre il portone e uscite incontro all’estate ed alle vacanze.
Ci vediamo dopo pranzo dai frati è l’accordo comune
La strada è tranquilla non ci sono automobili solo biciclette, le vostre che saranno le complici più fidate per i prossimi tre mesi.
Una corsa in giardino, un saluto alla mamma e poi via verso l’estate.
Il giardino profuma di glicine e di caprifoglio, il giardiniere è appena passato e tutto odora anche d’erba tagliata.
Sotto il berceau della robinia abbiamo costituito la base della combriccola, ognuna ha il suo ruolo che manterrà per tutta la durata del gioco
L’altalena è la più ambita ma abbiamo imparato a fare a turno, ognuna si esibisce nelle sue prodezze e per fortuna non ci sono caduti sul campo.
Si gioca per giorni, ogni mattina una nuova avventura : una volta con le bambole una volta fingendo di essere agenti segreti,  capita spesso di riprendere la storia inventata il giorno prima.
Lo spazio è davvero tanto, ce n’è per tutte le avventure
Con le fidate biciclette si svolta prima del passaggio a livello e si arriva al seminario dei frati nel piazzale della chiesa, lì ci si può esibire nelle evoluzioni più spericolate  e le gare di velocità si fanno nel vialetto alberato che porta alla Cappella del Noce.
Dei frati nemmeno l’ombra, noi sole a correre
In fondo vicino alla cappella c’è il convento delle suore di clausura e proprio per questo nella chiesetta hanno montato una grata che divide lo spazio aperto ai fedeli da quello riservato alle suore. Non le abbiamo mai viste erano solo ombre ed alle volte sentivamo dei canti o delle preghiere, intimorite dalla loro riservatezza restavamo lontane e rispettavamo così la loro volontà di escludersi dal mondo
I pomeriggi infuocati delle estati della mia infanzia, non erano mai un freno alla  libertà, ai giochi ed alla spensieratezza

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